Tag come possibile alternativa a PSA?
- 7 apr
- Tempo di lettura: 5 min
Per anni il grading ha funzionato con una regola non scritta ma universalmente accettata: se vuoi massimizzare il valore di una carta, la mandi a PSA. Non era una questione di preferenze, ma di mercato. PSA significava liquidità, comparabili solidi e una fiducia quasi automatica da parte degli acquirenti.
Oggi, per la prima volta dopo molto tempo, questa certezza inizia leggermente a incrinarsi.
Non perché PSA abbia perso il suo ruolo — che resta centrale — ma perché alcuni episodi recenti hanno riaperto una domanda che sembrava chiusa: quanto è davvero “definitivo” un voto di grading?
Infatti nell'ultimo periodo sono emersi vari scandali concernenti la casa di gradazione più importante sul mercato; il caso scatenante aveva come oggetto delle carte gradate da PSA con voto 9, per le quali sono state fatte delle offerte dalla stessa PSA al collezionista che le ha mandate, e che una volta acquistate dall'azienda sono state rivalutate come PSA 10.
L'azienda si è scusata pubblicamente, bollando l'evento come errore, ma questo e una serie di altri eventi recenti stanno cominciando a far mettere in discussione l'affidabilità e credibilità della casa di gradazione che ha dominato il mercato negli ultimi anni
Ed è proprio in questo contesto che realtà come TAG stanno iniziando a essere valutate con occhi diversi.
TAG non si propone come sostituto diretto, almeno per ora. Il suo spazio è più sottile. Introduce un modello basato su intelligenza artificiale che punta sulla ripetibilità del risultato, riducendo la componente interpretativa tipica del grading tradizionale, affidato ad esseri umani con standard, appunto, umani.
In un momento in cui la coerenza torna al centro della discussione, questo approccio assume un peso diverso rispetto al passato.
Detto questo, il mercato resta molto chiaro su un punto: PSA continua ad avere una liquidità superiore. Ed è proprio da qui che nasce la parte più interessante del ragionamento.
Quando si osservano le vendite reali, infatti, la distanza non è così ampia come ci si potrebbe aspettare.
Prendendo come riferimento una carta estremamente liquida come Charizard ex #199 di Pokémon 151, le vendite mostrano uno schema piuttosto stabile. Le copie PSA 10 si collocano generalmente tra 1600 e i 1750 dollari, mentre le TAG 10 si fermano poco sotto, tra i 1500-1600. Il mercato continua quindi a riconoscere un premium a PSA, ma riconosce allo stesso modo una forte validità nelle gradazioni TAG


Il punto è che questo dato, preso da solo, racconta solo metà della storia.
Quando si inseriscono i costi nel ragionamento, il risultato cambia.
Su carte di questo valore, PSA richiede servizi di grading più costosi, mentre TAG mantiene una struttura molto più lineare e prevedibile. Di conseguenza, anche vendendo a un prezzo leggermente inferiore, il margine netto può risultare più alto nel caso TAG.
È una differenza che può sembrare marginale, ma che cambia completamente la logica operativa: PSA tende a massimizzare il prezzo di vendita, TAG può ottimizzare il profitto finale.
Guardando un numero più ampio di vendite, questa dinamica si conferma con una certa coerenza. Le TAG 10 tendono a posizionarsi tra l’85% e il 95% del prezzo delle PSA 10, con alcuni casi che si avvicinano ulteriormente alla parità. Questo intervallo è probabilmente il dato più utile per inquadrare correttamente il fenomeno: il mercato riconosce TAG, ma applica uno sconto legato soprattutto alla liquidità e alla fiducia ancora in fase di consolidamento.
Altri esempi aiutano a rendere il quadro ancora più concreto.
Su Mew ex #232 dal set Paldean Fates, carta moderna con buona circolazione, le vendite mostrano un comportamento molto simile: PSA mantiene il prezzo pieno, mentre TAG si posiziona oltre il 90%. Non si tratta di una differenza casuale, ma di uno schema che si ripete.


Ma anche se andiamo sui veri e propri pezzi di storia TAG dimostra di avere una grande solidità. Negli ultimi giorni abbiamo visto vendere Gengar Masaki rispettivamente in PSA 10 e TAG 10, con la versione TAG 10 che ha raggiunto prezzi leggermente più alti all'asta, come vediamo da questo post della pagina di Collectr

Teniamo comunque in considerazione che in questo caso la certificazione PSA non è tra le più recenti, di consegueza gli standard di gradazione per questa PSA 10 potrebbero essere meno restrittivi e ciò può spiegare un prezzo più basso, ma in ogni caso ciò dimostra che le slab TAG godono di grande fiducia anche a livelli altissimi
Consideriamo anche che TAG sembra voler adottare in futuro un approccio molto più diretto al grading, dando la possibilità ai clienti di far gradare le loro carte direttamente in store con tempi di attesa abbattuti all'osso e massima fiducia da parte del collezionista, che non dovrà affidarsi a terzi o sconosciuti per far gradare carte dal valore affettivo ed economico importante.
Se dovesse riuscirci, TAG potrebbe diventare man mano leader del mercato, o quantomeno obbligare molti player importanti nel settore delle gradazioni a seguirla.
A questo punto il quadro è abbastanza chiaro. PSA continua a garantire maggiore facilità di vendita, immediatezza e profondità di mercato. In altre parole, resta la scelta più sicura quando l’obiettivo è liquidare velocemente.
TAG introduce però una variabile diversa. Le carte si vendono, ma spesso con tempi leggermente più lunghi e con una platea di acquirenti più selezionata. È proprio questa minore liquidità a generare lo sconto osservato nei prezzi.
Arrivati a questo punto, la questione non è più capire quale sia “migliore” in senso assoluto. Il mercato non funziona così, soprattutto in una fase come questa.
PSA resta, senza dubbio, la scelta più solida se l’obiettivo è vendere velocemente e senza complicazioni. Su questo, oggi, non c’è ancora un vero dibattito. Ma fermarsi a questo significa guardare solo una parte del quadro.
Quello che sta emergendo, soprattutto negli ultimi mesi, è qualcosa di più interessante: per la prima volta dopo anni, si stanno creando delle piccole inefficienze. E chi opera in questo settore sa che sono proprio queste le situazioni da osservare con più attenzione.
TAG, in questo senso, non è ancora uno standard — ed è esattamente questo il motivo per cui vale la pena considerarlo. Il fatto che il mercato lo prezza leggermente sotto, ma in modo abbastanza consistente e prevedibile, apre uno spazio operativo che prima semplicemente non esisteva.
Personalmente, la sensazione è che siamo in una fase intermedia. Non è ancora un cambio di paradigma, ma non è più nemmeno il mercato “bloccato” di qualche anno fa. E in queste fasi, più che cercare certezze assolute, ha senso iniziare a testare, confrontare, raccogliere dati reali.
Perché se TAG dovesse consolidarsi anche solo parzialmente, chi ha iniziato a muoversi adesso si troverà con un vantaggio non banale. Se invece così non fosse, il rischio resta comunque limitato — soprattutto lavorando su carte e numeri dove il margine è già sotto controllo.
Alla fine, più che una scelta ideologica, è una questione di approccio. Non vi stiamo consigliando di andare all-in su una nuova casa di gradazione che potrebbe soppiantare PSA, ma di osservarla con attenzione e cominciare a fare esperimenti, acquistando e gradando con Tag le carte giuste, ossia quelle che non abbiamo fretta di vendere e che possono avere un ritorno interessante sul lungo termine
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